Gli Ordini Superiori vogliono chiudere il Convento: la cittadinanza non ubbidisce e protesta.
Un trattore porta lenzuoli con scritto: “I Francescani a Cagli… Ieri, Oggi e Domani” e ancora: “No alla chiusura del Convento”. Le fiaccole, un fiume umano di luce che segna il tragitto. Autoambulanza, blocco del traffico: la fiaccolata è una vera e propria manifestazione di solidarietà ma anche di protesta.
Cagli, lunedì 23 agostro 2010, ore 22,00.
Frate Stelvio, Frate Giusto e Frate Vittorio hanno un tono pacato che trasmette pace ed armonia. Ricevono abbracci e rassicurazioni dai cittadini che si sono dati appuntamento in piazza San Francesco e che muniti di fiaccole, hanno percorso a piedi il chilometro di strada che dal centro della città risale il Monte Petrano fino a giungere al convento.
Il Convento dei Cappuccini di Cagli è stato edificato i primi del 1500 sulle rovine della rocca realizzata da Francesco di Giorgio Martini e secondo l'idea di fortificazione di Federico da Montefeltro.
Il convento non ha per la Città di Cagli solo valore storico - è qui che Cagli ha le sue radici - ma è un presidio di serenità a un solo chilometro dal centro. Un chiesa, un salone, le cantine, i portici, gli orti, il pergolato del convento emanano energia buona. Il Convento è una Città nella Città, uno spazio per la ricerca spirituale, per le attività ludiche, per gli incontri conviviali: un luogo sacro votato alla riconciliazione con se stessi e con gli altri.
Padre Angelo ci dice “...per giustificare la presenza di un convento vi devono vivere molti frati. Siamo rimasti in pochi a causa della carenza di vocazioni…Noi non vogliamo andare via ma se i superiori hanno deciso di spostarci in altre strutture; dobbiamo ubbidire e ubbidiremo ”.
Ma la popolazione, non ubbidisce.
Parlando con le persone comprendo che i Francescani e il Convento sono troppo importanti per i Cagliesi.
Padre Stelvio ci parla con voce serena “In quel salone – ed indica la sala di fianco alla bella chiesetta del convento – in tanti anni ho avuto modo di conoscere tutta Cagli, anche persone che normalmente non credono e non vengono alla messa. In questo luogo la cittadinanza si ritrova”.
I frati smentiscono le voci che circolano in Città - un privato avrebbe intenzione di comprare il complesso e farne un centro benessere, un ristorante, un qualcosa che ora va di moda chiamare ‘Resort’ - “Queste sono solo voci - ci dicono - se noi andremo via di qui il convento rimarrà chiuso.”
Saranno anche solo della voci di piazza ma un convento chiuso va in malora. Ed una struttura in malora è facile preda degli speculatori come una carcassa degli avvoltoi.
Ma mentre i frati sono tenuti all’obbedienza ai loro superiori che dovrebbero quindi esprimere il volere di Dio, la cittadinanza intera proprio non ci sta a vedere chiuso il suo Convento e trasferiti i suoi frati. Se queste persone vogliono i frati vicino alle proprie case, forse, hanno bisogno di Dio.
E se Dio non volesse?
Dopotutto i cittadini possono sbagliare, sono uomini e hanno la facoltà del libero arbitrio.
Stefano Mauro – Territoriomusicale.it
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