Al Festival di Internazionale che si è svolto a Ferrara dal 3 al 5 ottobre, 4 intellettuali, giornalisti e scrittori, si sono confrontati sull’argomento gettando uno sguardo consapevole ed obiettivo sull’orizzonte cubano.
Ad aprire il dibattito è Jon Lee Anderson, giornalista del New Yorker ed esperto della realtà cubana, che ha parlato di un paese in bilico, che oscilla tra il socialismo del passato e la tensione verso un sistema capitalistico futuro. Ma secondo Anderson, fare previsioni è quantomeno azzardato: le concessioni hanno avuto come scopo principale quello di allentare la tensione sociale e non quello di avviare stabilmente il paese verso una nuova era economico politica. Se è vero quindi che si è imboccata una nuova strada, nessuno sa ancora dire con sicurezza a quali risultati questa condurrà. Quella in atto è un percorso lento, graduale, che non concede nessuna certezza sul futuro.
La parola passa a Kanek Sànchez Guevara, scrittore che porta ancora, nel nome e nelle idee, tutta l’eredità dello zio rivoluzionario. Racconta la sua adolescenza cubana, e il dolore di non avere scelta, di non poter evadere dai confini geografici ma, soprattutto, ideologici. Definisce quello di Castro “un esperimento fatto a spese dei cubani”, e non un vero stato socialista perché “non può esistere socialismo laddove è soppressa la discussione e annientata la partecipazione democratica”. Egli auspica la nascita di una nuova “cultura democratica”, fondata sulla libertà di confronto e di espressione. Ma le alternative di approdo sono numerose, conclude Kanek, e un ruolo rilevante avrà certamente la pressione popolare.
Roberto Ampuero parla invece di una sorta di “paura per il reale”. Secondo lo scrittore cileno, fuggito dalla dittatura di Pinochet e, pochi anni dopo, anche dal governo autoritario di Castro, sia il popolo cubano sia chi detiene il potere sono offuscati da un’utopia ideologica che impedisce loro di vedere la realtà per come davvero si presenta. Una fobia che potrebbe ostacolare non poco il processo di avvio verso uno stato democratico.
Solo Rui Ferreira, giornalista portoghese, rivaluta positivamente, seppur in maniera parziale, la politica del Lider máximo. Egli invita tutti a porsi nell’ottica della popolazione e a domandarsi se un governo democratico, così come noi lo concepiamo, è davvero ciò che i cubani desiderano. Ferreira non ne è così sicuro.
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Altri articoli sul festival, a cura di Giulia Zaccariello, Saul Marcadent:
Internazionale 2008/ Sinergie e contaminazioni
Internazionale 2008 / Intervista all'Orchestra di Piazza Vittorio
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Roberto Ampuero