27/01/2010 | SOCIETÀ | INDICE NOTIZIE
ELISA, LA COMPAGNA DI ANNA FRANK
di Maria Francesca Rotondaro

A24020. Elisa Springer, mi aveva mostrato il suo sottile avambraccio sinistro. A24020, inciso sulla pelle, inchiostro blu, caratteri piccoli. Un numero indelebile. «Questo era il mio nome ad Auschwitz. E’ come se continuassi a vivere lì. Non eravamo persone. Ci chiamavano pezzi».

Avevo incontrato Elisa Springer nell’aprile del 2004 a Tarsia, in provincia di Cosenza, nel campo di concentramento calabrese di Ferramonti.

Elisa aveva girato l’Italia con il suo racconto di ebrea sopravvissuta ai campi di sterminio, per promuovere quei valori che i lager avevano cercato di cancellare: rispetto, comprensione, perdono.
«Ho percorso seimila chilometri, sono ritornata per la quinta volta anche ad Auschwitz», mi aveva detto la Springer.

Aveva vissuto l’orrore del campo di Bergen Belsen, condividendo la stessa baracca con Anna Frank e la sorella Margot. «Anna era una ragazzina molto magrolina, piangeva tutto il giorno perché voleva carta e penna per poter continuare a scrivere», con queste parole mi aveva raccontato del suo incontro con l’autrice del Diario. La Springer era entrata in coma nel lager: «Mi sono svegliata libera il 9 maggio del ’45 e il campo era stato liberato il giorno prima». Ma per lei le sofferenze del suo popolo non sono servite: «La storia non ha insegnato nulla all’uomo», aveva sentenziato con lo sguardo solcato dal dolore.

Oggi questa donna minuta, ma fortissima, non c’è più: è morta nel settembre di quello stesso anno, cinque mesi dopo il nostro incontro. Ma le sue parole, terribili e pacate, sono rimaste impresse nella mia memoria. Perchè ricordare è un dovere.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, arrivando nella città polacca di Auschwitz, aprirono i cancelli del campo di sterminio svelando al mondo gli orrori che vi erano stati consumati.
Nel 2000 il Parlamento italiano istituì il 27 gennaio il Giorno della Memoria, in “ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”.

Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche dall’Onu, in seguito alla risoluzione del 1 novembre 2005. I campi di concentramento e di sterminio sono stati una sorta di «punto di non ritorno nella storia», ha commentato Renzo Gattegna, presidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane (Ucei). Perchè ricordare è un dovere, non ripetere questi orrori lo è ancora di più.

 

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Fonte: Altroquotidiano.it

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