29/01/2010 | TEATRO - Pesaro e Urbino | INDICE NOTIZIE
PIRANDELLO DI SCENA AL TEATRO SANZIO DI URBINO. RECENSIONE
di Stefano Mauro - Territoriomusicale.it

Angelo: il "problema" di essere veri nella società di plexiglas.

Se essere diverso permette di essere riconoscibile e dona notorietà allora Angelo Baldovino è il diverso nella società medio borghese descritta da Luigi Pirandello ne “Il piacere dell’onestà”, dramma scritto nel 1917 e ispirato alla novella “Il tirocinio” che lo stesso autore scrisse nel 1905.

Angelo, nullafacente e disadattato, viene ingaggiato per fingersi padre di un figlio illegittimo, salvare l’immagine di una brava ragazza di buona famiglia e l’onore pubblico del marchese Fabio, già ammogliato, che l’ha messa incinta.  Interpretato in modo eccellente da Leo Gullotta, Angelo ha ora la possibilità di rientrare in società, non dovrà fare altro che  rispettare i costumi imposti dai canoni sociali e intepretare il suo ruolo di padre attento, di uomo onesto e dignitoso sia per evitare lo scandalo ma anche per non compromettere la rispettabilità della famiglia e della bambina. Sorge, però, un problema: Angelo  sceglie di essere onesto sul serio e non solo apparentemente. 

 Ne scaturisce quindi una situazione paradossale: il nostro personaggio viene ingaggiato per simulare per recitare, davanti al paese, al parroco - amici e parenti compresi - il ruolo del buon padre di famiglia. Ma questa finzione lo rende insofferente agli atteggiamenti di cortesia e ai costumi falsi della società in cui è catapultato.  All’immagine di buon borghese, fatta di cortesie e parole spesso prive di sostanza, vuole far corrispondere una sostanza autentica: se onesto deve essere vuole esserlo veramente. Non contento si fa gioco del marchese, mettendolo a nudo davanti all’incapacità di crescere sua figlia perché privo di coraggio, il coraggio dell’onestà. E’ onesto anche negli affari è coerente nell’intepretazione del senso religioso, più coerente del parroco stesso.

Angelo diventa così diverso dagli altri che non lo tollerano più perché con il suo fare mette in risalto le loro debolezze, le loro incorenze, la loro ipocrisia.  Angelo è diverso perché cerca di essere coerente nella finzione: vero nella falsità. Questo suo fare lo porta a vivere un dramma personale, combattuto tra voglia di essere onesto fino in fondo smascherando agli occhi di tutti l’inganno e l’essere onesto nella finzione, continuando a fare il gioco al quale il marchese e la finta suocera, con la complicità del cugino, lo hanno chiamato a giocare. 

Agata, la moglie simulata, finisce per salvare Angelo dallo sconforto in cui è lentamente precipitato e sceglie di andare via con lui. I due vanno via dalla loro casa, trasformata dallo scenografo Luigi Perego in una casa di cristallo (plexiglas) a rappresentare la trasparenza, l’impossibilità di fingere.

 Ma Angelo e Agata da cosa fuggono? I due fuggono dalla società malata o dalla casa di cristallo per ricercare la società?  Vanno via e basta, rifuggono la costrizione e cercano la libertà della verità tirando fuori quella virtù che è il nutrimento dell’onestà, il coraggio. 

Per ciò che concerne la rappresentazione c’è da dire che gli attori hanno interpretato ottimamente il testo, ripreso in maniera fedele. E'  la scenografia che non convince totalmente: il plexiglas non rende come il cristallo. O forse doveva essere proprio così, cristallo finto? Dopo lo spettacolo, che risulta in certi punti difficile da seguire, rimane sgomento che inibisce l’emozione. 

Il pubblico del  Sanzio ringrazia con ripetute ovazioni, istigate con maestria da Leo Gullotta, vero maestro catalizzatore dell’attenzione. 

Dopo il teatro si ritorna a casa, si passa sotto i portici che portanto in piazza. Le colonne, la fontana, i palazzi del paese – città, che forse a causa della neve ghiacciata, sembrano di plexiglas.  

Foto: Paolo Mini


Il piacere dell’onesta di Luigi Pirandello (1917) 
Mercoledì 27 gennaio 2010 
Teatro Sanzio di Urbino

Regia di Fabio Gossi,  con Leo Gullotta, nel ruolo di Angelo Baldovino, Martino Duane, Paolo Lorimer, Mirella Mazzeranghi, Valentina Beotti, Antonio Fermi, Federico Mancini e Vincenzo Versari.   Le scene e i costumi, ben curati, sono di Luigi Perego, le musiche di Germano Mazzocchetti e le luci di Valerio Tiberi. 

Approfondimento su "Il Piacere dell'Onestà" - Wikipedia

Fonte: Redazione

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