01/02/2010 | MUSICA - Pesaro e Urbino | INDICE NOTIZIE
PIERANUNZI: SCARLATTI JAZZ A FANO. RECENSIONE
di Stefano Mauro - Territoriomusicale.it

Un concerto classico, non un classico concerto. 
Il Teatro della Fortuna diventa un’aula di università.

«L’improvvisazione nella musica classica c’è, gli spunti iniziali di una sonata di Bach o di Handel sono sempre improvvisativi».

Così Pieranunzi parla della caratteristica che lega repertorio classico al jazz e giustifica la sua nuova operazione musicale pubblicata di recente con un cd. Il “Pieranunzi Plays Scarlatti” ci viene ora proposto dal vivo nel secondo appuntamento di Jazz’ in provincia”: il festival che veicola, tra i teatri della Provincia di Pesaro e Urbino, i sommi interpreti e compositori del jazz contemporaneo.

 

 

 

E’ un concerto con didascalie quello proposto dal pianista che  - con musica e racconti -  ci fa rivivere l’atmosfera dorata delle corti settecentesche.

Il teatro della Fortuna appare, quindi, a metà strada fra un’aula didattica di una accademia e un salotto televisivo, come in un talk show alla Santoro (certo non quello della De Filippi) si crea uno stretto legame fra spettatori e musicista.

Il concerto è allo stesso tempo una lezione di storia della musica: la storia di questo straordinario compositore clavicembalista vissuto a cavallo tra il '600 e '700.

Fra una sonata e l’altra Pierranunzi si alza in piedi e diventa relatore per il pubblico che numeroso occupa i palchi.

Il pianoforte a coda è contornato da sedie e il pubblico in platea, visto dai palchi, appare parte integrante della scenografia.

Scarlatti, personalità chiusa, uomo riservato. I suoi nove fratelli, i suoi dieci figli avuti da due mogli diverse, una italiana e l’altra spagnola. Amico della regina di Spagna. Scarlatti che visse per lungo tempo a Madrid tanto da essere chiamato, come se fosse di nazionalità spagnola, “Escarlatti”.
 

Contemporaneo di Handel, probabile amante del gioco. Dai debiti presunti di gioco Pierannunzi fa discendere la copiosa produzione di sonate scritte dal maestro, commissionate dalla regina di Spagna, e utili allo stesso per far fronte ai debiti.
 

Sonate che nascono dall’improvvisazione e che solo successivamente vengono fissate su carta. «Era prassi diffusa fra i compositori del tempo - ci spiega Pieranunzi - utilizzare lo strumento musicale per comporre musica anziché lavorare direttamente su carta e penna. Prassi che nell’epoca tardo romantica si perde ma che invece caratterizza il periodo in cui visse il compositore».
 

L’improvvisazione è il primo degli elementi in comune fra  i due musicisti, e in generale tra la classica e jazz. In quest'ultimo genere l’improvvisazione rimane il fondamento attorno al quale ruota il tema musicale, mentre nella classica è strumento per giungere alla creazione della composizione.
 

Il pianista ci fa ascoltare anche tre sue melodie, tra cui una intitolata “El canto de los dias” (il canto dei giorni). E così Pieranunzi coglie l’occasione per comunicarci il secondo elemento che lo fa sentire legato al compositore partenopeo e questa volta si tratta di un legame di genere sentimentale: l’amore per la Spagna, comune evidentemente ai due musicisti.
 

Così, come Scarlatti ha trasposto la musica popolare spagnola in musica “esatta” elevandola a diletto per la corte, il nostro pianista spesso utilizza gli stilemi della musica popolare iberica come fonte ispiratrice per la composizione jazzistica.
 

Il concerto inizia con la sonata n.9, poi Pierannunzi racconta. Passa alla 219 e il pianista si alza e spiega ancora. La 377, la 208. E racconta ancora. Tra una relazione e l’altra notiamo che non si tratta proprio di un progetto di “jazzificazione” e cioè di una rilettura in chiave jazz del repertorio scarlattiano, al contrario gli schemi simmetrici, le architetture armoniche e ritmiche della musica da clavicembalo passano sotto le dita del maestro jazzista e fioriscono di armonie senza tempo senza perdere quell’equilibrio che è fondamentale caratteristica della musica d’origine risultando quindi naturalmente originali.
 

A chiusura concerto rimane ancora voglia di musica, le tante parole hanno forse frenato e segmentato il flusso emotivo generato dalla musica.
 

Si esce dal teatro con tanta conoscenza in più e con qualche emozione in meno. Ma ci sta anche questo. Grazie “Espieranunzi” .


Stefano Mauro_Territoriomusicale.it

(questa recensione è anche su www.altroquotidiano.it)

FOTO: Salvo Contarino


Enrico Pieranunzi: Scarlatti Jazz

Jazz in Provincia. Secondo appuntamento.

Fano – Teatro della Fortuna

Sabato 30 gennaio 2010

I prossimi appuntamenti

Fonte: Redazione

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