Jago nutre invidia nei confronti di Cassio, e monta un inganno per screditare questi agli occhi del loro capo branco, Otello. A farne le spese sarà Desdemona, sacrificata sul letto nuziale per mano di un Otello stupido e bestiale.
Otello è un condottiero, uomo forte e deciso, attrazione e simbolo del piacere per i suoi prodi guerrieri. Otello incarna la fragilità dell’animo umano, condotto sulle sponde di un baratro nel quale precipita grazie ad un battito di ali di farfalla. E’ la conferma debolezza dell’uomo e della materia, dell’inutilità della forza fisica.
Il copro di ballo rappresenta l’individuo, combattuto tra l’amare e il voler possedere, tra il dare se stesso e il prendere possesso dell’altro.
Così’ Jago è la società brutale, animalesca, che si muove come branco guidato dall’istinto di sopravvivenza e Cassio è la ragione che impotente non riesce a contenere la bestialità dell’uomo.
Desdemona non esiste, Desdemona è Otello stesso.
Fabrizio Monteverde propone per la seconda volta questa trasposizione in danza della tragedia shakespeariana avendo a disposizione i corpi flessuosi, nervosi e androgini dei bravi ballerini del Balletto di Roma, tra i quali spicca per bellezza e grazia Desdemona, la bella Claudia Vecchi e Otello, lo scultoreo Giovanni Circì.
La scenografia e le luci creano uno spazio per niente complesso, essenziale: un pontile, delle lampade, un porto di mare che è un non luogo e rappresenta la mente che attracca al molo della passione per non naufragare.
I costumi sono sottane di pizzo, stringhe di pelle coperte da grandi giacche da generali da Amata Rossa, neri e rossi, double face.
La nudità diventa una trovata scenica, a nostro avviso non necessaria ma che forse è utile a sottolineare due momenti portanti dell’opera: l’ingresso di Otello sulla scena, con Giovanni Circì nudo come un bambino e la morte di Desdemona, con Claudia Vecchi che lascia fuoriuscire i seni androgini dal costume di pizzo nero.
L’Otello di Monteverde è un elogio all’androgenia. Di conseguenza questa trasposizione porta con se un simbolismo forse non voluto dall’autore: l’annullamento tra le differenze tra donna e uomo, fra debolezza e forza, fra odio e amore:
tutto ciò fa molto contemporaneo, anche troppo.
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