20/08/2008 | MUSICA - Pesaro e Urbino | INDICE NOTIZIE
ST VINCENT / FREQUENZE DISTURBATE 2008
di Elena Mattioli
Lo stupore, Annie Clark e il suo mondo delicato e trasognato

Istintivamente, la odi.
Quando tra le nebbie del palco di Frequenze Disturbate compare Annie Clark a.k.a. St Vincent – dal nome di una chiesetta della sua via- non puoi che abbandonarti ad uno sconforto comprensibile.
Apparentemente, è perfetta. Minuta, timida, un volto pallido ed affilato incorniciato da capelli neri e riccioluti; sorride titubante, ha occhi espressivi e sembra usare la chitarra come paravento per il suo imbarazzo.
E poi comincia a suonare. Allora la odi ancora di più.
La chitarra è l’unico strumento che accompagna la sua voce, le melodie sono semplici, e due microfoni –uno per le distorsioni- le permettono di decorare le sue canzoni con rese vocali differenti.
Una voce dolce, una voce tagliente, una voce che evoca atmosfere retrò, una voce potente. La ragazza ci sa fare. Mima con la faccia l’intensità dei suoi testi, e accompagna il pubblico in un delicato viaggio tra mondi intimi e sognanti.


Now, now, Marry me, Jesus saves I spend rimangono più a lungo nella testa.


Brani allegri, dispettosi, volutamente infantili, echi di giostre e carillon che si combinano con la forza a tratti inaspettata della voce; altri invece sussurrati, cantati a occhi chiusi, evocativi.
Piccole sorprese spezzano le canzoni più monotone, come un vocalizzo distorto o il guizzo di un motivo azzeccato: Paris is burning riprende le note di walzer che diventa un sottofondo apocalittico a questo brano visionario.


Annuncia un paio di ballads e nessuno fiata; riprende a suonare, All my stars aligned e si perde dietro la chitarra.


Poco meno di un’ora, e il concerto finisce. E’ uscito un suo solo album, è logico che non suoni a lungo. Forse il primo difetto: è la sua prima esperienza, è una fortunata debuttante.


Invece, di fronte uno schermo e la sua pagina di Wikipedia, si scopre che è solo la sua prima esperienza solista, poiché ha collaborato con Sufjan Stevens e i The Polyphonic Spree. E che è una cantautrice polistrumentista diplomata al Berklee College of Music di Boston; ha aperto i concerti di diversi artisti, tra i quali si possono citare con finta non chalance gli Arcade Fire e Xiu Xiu. Canta e suona la chitarra, il basso e il piano, come dimostra nel suo LP.
Il suo album di esordio Marry Me è uscito per la Beggars Banquet nel luglio 2007, e nel 2008 ha vinto il PLUG Female Artist of the Year Prize.


Tra le curiosità, si legge che il titolo Marry Me viene da una battuta delle serie televisiva Arrested Development: ecco, forse il primo segno di umanità di quest’artista, da immaginare, solo per stavolta, davanti la tv in pigiama e calzettoni.


Foto: Paolo Mini

 

Fonte: Redazione

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