28/01/2011 | TEATRO - Pesaro e Urbino | INDICE NOTIZIE
IL DECAMERON DI CHITI. L'ASTUZIA DELLE DONNE METTE TUTTO A TACERE
di Graziella Manno_Territoriomusicale.it

Recensione dello spettacolo del 10 dicembre 2010 al Teatro Sanzio di Urbino.

Tra la variegata gamma dei personaggi boccacceschi del Decameron, il regista ha scelto Masetto, umile popolano che s’improvvisa contadino di un convento femminile per potersi approfittare delle ingenue sorelle dedite alla preghiera e alla penitenza. Feroce, come sempre, la sferzata polemica del poeta nei confronti di una religiosità ipocrita, svuotata del primitivo valore e di pura convenienza.

Solo la commedia in volgare poteva mettere il dito nella piaga e beffeggiare l’intoccabile e severo mondo clericale fatto anch’esso di tentazione e di peccato. Masetto, fingendosi muto, giacerà con tutte le suore del convento compresa la priora che non riuscirà a scampare al peccato carnale.


Convincenti gli attori con il loro parlare fiorentino e una eccellente mimica goliardesca. Altro ingrediente della commedia è il sesso nel suo aspetto più animalesco, che non si risparmia le pie donne né gli asceti del deserto che, come Rustico, rivendica di combattere il demonio che c’è in lui “infilandosi” nell’inferno di una giovane fanciulla capitata per caso nel deserto e desiderosa d’immolarsi a Dio ma che, aimè, una volta conosciute le delizie carnali, condurrà Rustico alla morte per eccessiva voracità sessuale.

 Nuovamente bravi gli attori a rendere il pensiero e la comicità boccaccesca senza oscenità e riportando le storture dell’animo umano in un catartico umorismo che soddisfa pienamente il pubblico, anche quello più ben pensante.


La novella di Masetto si amplifica a caleidoscopio dando origine ad altri racconti come quello, esotico, della principessa araba che scappa dal palazzo del padre perché promessa sposa ad un uomo che non ama e, esule in terra straniera, conosce la malvagità degli uomini che ripetutamente la stuprano e la inzozzano brutalmente.


Ritornata a palazzo il padre, pur di garantirle un proficuo matrimonio, le fa ricucire la verginità perduta da un’esperta ricamatrice. E anche noi, seduti in teatro percepiamo la mediocrità, la bassezza dell’animo umano avviluppato nei suoi istinti più bestiali; ridiamo confortati dal fatto di essere così lontani dall’essere tali ma consapevoli che anche in noi l’inferno brucia.


Alle donne forse conforta il fatto che il peccato è scatenato dall’uomo e forse la scelta di usare attori maschili per ruoli femminili è una conferma che la tentazione non è femmina ma uomo.


Donne soddisfatte perché alla fine l’astuzia femminile mette tutto a tacere, “tagliando” la lingua perfino al demonio.

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Fonte: Redazione_Territoriomusicale.it

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