Se tutto il mondo avesse i sentimenti che danno vita a queste canzoni il mondo stesso sarebbe sicuramente un posto diverso.
Credo che il nostro autore non abbia vita facile in questo sistema musicale che tra Sanremo e l’”Undeground Indie” penalizza i migliori e dà dignità a chi sa vendersi, in un ambiente piuttosto che in un altro.
Sono 14 le canzoni racchiuse da questo disco in Digipak, curato e gradevole alla vista.
Un bel disco in italiano perché Barbarotta fà canzone d’autore italiana con accenni al rock melodico e al folk europeo.
L’umanità che esce fuori dalle parole dell’autore rendono l’operazione pericolosa.
Il lavoro si presenta ben arrangiato, devotamente e con attenzione strutturato in modo articolato ma sobrio nelle strutture melodiche.
Ballate dal taglio introspettivo si alternano a canzoni più universali.
Perle musicali che condensano le vicende umane in un pacchetto agile da portare come un fagotto per lanciarsi con le ali a picco sulle onde brusche dell’esistenza.
Città congestionate, identità culturale e apertura sociale. Integrazione, forza, poesia su musica di taglio originalmente pop. Cucina con questi ingredienti il nostro Giorgio e pezzo dopo pezzo confeziona mele glassate di speranza.
Giorgio Barbarotta è sempre in viaggio e incurante del porcile auto-referenziale rappresentato dalla scena musicale italiana, porta sempre con se un pezzo di pane: il suo cibo da lungo viaggio.
Con i viveri al seguito il saggio Giorgio parte sostenuto dal bastone armonico della propria, inseparabile, chitarra.
Dare perle ai porci sembra l’attività preferita da questo cantautore ispiratamene resistente alla vita.
Voto: 8/10