...Entra Pedini, direttore artistico del festival, ringrazia gli sponsor ed enuncia il concetto fondamentale sul valore oggettivo e sociale della musica, di questi tempi non è affatto banale, presenta la band.
Eccoli sul palco, entrano disinvolti prendono posto. Rava ci tiene a presentera ancora i componenti della band. Apllausi.
Nel quintetto spicca il trombonista Gianluca Petrella. Inizia la musica, senza soluzione di continuità fino alla fine. Un ora e mezza di concerto: un’ opera sinfonica. Un jazz che si accosta con moderazione alla musica esatta e passa all’improvvisazione, al limite del rumorismo, senza mai ricercare forme necessariamente virtuose. I Protagonisti Rava e Petrella, tromba e trombone, sono sorretti da una componentistica armonico ritimica di prima classe: il giovane pianista Giovanni Guidi, modula tappeti armonici; il grande batterista Sferra, macina sulla batteria e emette versi melodici con la bocca; il contrabbassista Pietro Leveratto, rende profondo il suono con tonde note gravi. Il maestro e padre Jazz Rava è spavaldo sul palco: quando non è il suo turno, si muove disinvolto come se fosse in piazza, beve acqua, parla con i musici, da indicazioni e si passa messaggi gestuali con il giovane Petrella. Quando tocca a lui, addiziona suoni calibrati alla composizione armonica. Gianluca Petrella, un grande virtuoso, senza fatica si inserisce nell’ “andante, allegro, gioioso con astrazione” della composizione e quando improvvisa non si spinge mai fuori dalle linee melodiche che con autorevolezza, come un canovaccio, tracciano le forme essenziali dell’opera.
Non occorre tenere gli occhi aperti, la performance fisica dei musicisti non deve distrarre. Colgo questo come un messaggio del maestro Padre Rava. Un segnale che arriva sottoforma di suoni ricalibrati su emozioni d’ambiente intimo e protetto, ma pur sempre precario. Chiudo gli occhi ed è la musica che passa in primo piano. Immagino una soffitta posta all’ultimo piano di un grattacelo di Manhattan.
Il maestro lascia spazio ai giovani e mai prende il posto d’onore. Con la tromba emette forme nuove per riempire spazi, quando si muove, impugna la tromba come un oggetto qualsiasi e lascia spazio. E così il pubblico, nei pochi passaggi di improvvisazione canonica, applaude. Il solito Rava che piace ed emoziona con la musica, musica e basta: non Jazz, non altro. Le mani diventano strumenti, addizionano un suono alla composizione: un rumore musica che la musica questa volta non richiederebbe e che forse, a Rava non serve e non piace. Il concerto si chiude con un bis di commiato. Arriva fragoroso il calore ritmico degli applausi. Questo a Rava ora piace, il concerto è finito. La serata continua al Jazz Village, con una band tutta da gustare, The Unknow Rebel Band. Per non sbagliare strada prendo il bus navetta.
Voto: 10/10