Concerto Dhafer Youssef acoustic quartet del 28 luglio
Fano Jazz
Marina dei Cesari - ore 23,00 circa (Palo sull'acqua)
Dhafer Youssef voce, oud
Tigran Amasyan piano
Chris Jennings c.basso
Mark Giuliana batteria
Questo secondo concerto, seguito a quello di Castaneda, si pone come il precedente in una chiave etnica rispetto al jazz.
Youssef, tunisino, suona anch’egli uno strumento che non appartiene alla tradizione jazzistica: l’oud, uno strumento a corde appartenente all’area nord africana e proveniente dalla musica tradizionale della Tunisia che ha sonorità assolutamente riconducibili al mondo delle sponde africane del Mediteraneo.
Infatti, la storia musicale di Youssef è proprio la storia dell’incontro tra le due sponde solo apparentemente opposte di questo stesso mare che è il Mediterraneo. Partito dalla Tunisia col suo strumento, Youssef ha cercato in Europa un possibile incontro con altri suoni, altre tradizioni e in fine con il jazz dove ha intessuto collaborazioni importanti in ambito acustico ed elettronico con musici del calibro di Nils Petter Molvaer, Markus Stochausen, Paolo Fresu ed altri ancora.
Il concerto è costituito dall’innesto della voce e strumento di Youssef su una ritmica “tradizionale” jazz.
Le atmosfere alternano momenti riflessivi e rarefatti a momenti di grande pulsazione ritmica giocati sull’utilizzo di metriche raccolte dalla tradizione della musica mahgrebina che solitamente si appoggiano a ritmi composti molto complessi.
Il trio organizza il suono e la musica attorno a quelli che tecnicamente vengono chiamati “pedali” e cioè giri armonici relativamente semplici che si ripetono su scansioni ritmiche complesse dando al tutto una forza ciclica ed un pathos emotivo crescente nel corso della durata del brano.
Emerge, nella compagine dei musicisti, la bravura del batterista che diviene, all’interno di questo “tour de force” ritmico, un tutt’uno con lo strumento ed il suono; davvero uno spettacolo a se per bravura, energia, tecnica e cuore.
Opaca, invece, la prestazione del pianista i cui assoli sembrano un costante inizio senza soluzione, come se mancassero le idee per la costruzione di una storia compiuta come ci si aspetta da un assolo.
Anche in questa seconda performance, una certa ripetitività del concerto che sembrava ripiegato su sé stesso, è stata la nota che , dopo qualche brano, emergeva in modo imbarazzante a distogliere l’attenzione malgrado l’interessante lavoro dei musicisti sul palco.
Voto: 7/10