Jazz In Provincia 2010
Maria Pia de Vito al Teatro della Concordia di San Costanzo
Sabato 13 febbraio
Maria Pia de Vito colma un Gap al “Della Concordia”
L’artista partenopea ha presentato “Gap The Mind” a San Costanzo.
San Costanzo è un borgo posto appena sopra la costa adriatica, all’altezza di Marotta, a sud di Fano. E’ la prima volta che il Jazz trova spazio nel Teatro di questo borgo e lo fa con il terzo appuntamento di Jazz in Provincia, versione invernale di Fano Jazz, rassegna che si sposta specificamente tra i teatri storici della Provincia di Pesaro e Urbino.
Il Teatro di San Costanzo è una piccola bomboniera situata all’ingresso est della Città, costruito sulle mura, ancora intatte, della vecchia città medievale. “Della Concordia” è il nome dello teatro.
Ha 130 posti circa, disposti su platea e palchi e loggione, su tre piani. Al un boccascena di circa sei metri, un teatro di famiglia che fa venir gola.
E noi stasera siamo una grande famiglia in attesa di consumare un pasto in un giorno di festa.
Si parte con un antipasto filosofico, un concetto fondamentale: “Mind The Gap” che poi è il titolo dell’album che Maria Pia sta presentando da un paio di anni dal vivo. La nostra cuoca ci spiega il perché ha voluto intitolare così il suo disco. Dice di aver preso spunto dagli avvisi che in metrò ti mettono in guardia rispetto al pericolo rappresentato dallo spazio che separa la banchina del binario dalla carrozza del metrò.
Uno spazio vuoto, un momento di sospensione, attimo in cui bisogna scegliere, decidere per poi fare, o non fare. M. P. de Vito fa, è fa bene insieme alla sua formazione che vede al pianoforte e tastiera sintetizzata Claudio Filippini, al basso elettrico Luca Bulgarelli e alla batteria Walter Paoli.
Il pasto abbondante è rappresentato da cover stravolte, tra le quali sento di segnalare la bellissima “If Six Was Nine” di Jimi Hendrix, l’omaggio onirico a Jeff Buckley con “Song To The Siren”.
I contorni di alta cucina sono i brani originali dell’artista tra i quali segnalo “Zoobab De OUAB”, dedicato alla società dell'apparire, e ispirato alle teorie di Mc Luan sulla comunicazione di massa.
La sua musica denota una costante voglia di trovare nuove soluzioni, si aiuta M. P. con syntesyzer, campiona la momento la voce, la manda il loop, ci canta sopra, fa rumore e poi riparte con la musica.
Così ecco un piano “mormorato” che non sembra muoversi su 5 toni ma su tutti i 12 semitoni a disposizione, un basso che preciso fa atmosfera e sostiene, una batteria che non cerca virtuosismi e confeziona il tutto.
Non è il ritmo sicuramente il punto di forza della musica di Maria Pia de Vito piuttosto lo è l’ armonia contorta, la costruzione asimmetrica dei brani e l’uso ritmico-armonico del rumore.
Una fusione di stili, una costante ricerca, non per forza di per se originale – ci torna in mente spesso John Cale più intimista ed Ani di Franco – una spinta verso il suono concreto dove la voce è uno dei tanti strumenti a disposizione dell’artista, uno mezzo per generare suono, per rumoreggiare.
Un progetto decisamente rientrante nella grande area del pop minimale, non definibile quindi a mio avviso come “modern jazz”. Una musica che merita approvazione e lunga memoria, pur non comunicando immediatamente emozione. Un concerto apparentemente fruibile e accessibile con facilità ma che si comprende appieno solo successivamente. Diviene così necessario fare pausa, prima dell’attimo in cui si comprende la musica di Maria Pia de Vito passa del tempo: è un Gap.
Voto: 8/10