I promessi sposi alla prova.
Appena sentito che a teatro ci sarebbe stata la messa in scena de I promessi sposi, mi sono chiesta come fosse possibile rendere la complessità dell’opera senza sminuirne il senso.
Come era possibile rendere la molteplicità dei luoghi, dei personaggi e dei contenuti manzoniani?
E che voleva dire i promessi sposi alla prova?
E’ stato possibile, e questo va ascritto alla genialità di Testori, grazie allo stratagemma dell’interruzione. Interruzione perché durante le prove il regista ha la possibilità di aggiustare le complesse pagine manzoniane interrompendone la compattezza e l’inesauribile trama letteraria.
Il romanzo è stato alleggerito del pesante tessuto narrativo e il regista, al suo posto, ha fatto risaltare i protagonisti; i personaggi campeggiavano sul palcoscenico in tutta la loro grandezza e con un esatto trasposto scenico.
E’ la storia di grandi anime sopraffatte o dal bene o dal male e che con la potenza delle loro azioni aiuteranno o ostacoleranno i due giovani innamorati. Ecco quindi Don Abbondio con la sua pusillanimità, Ludovico con il suo innato altruismo, la Signora di Monza con la sua dannata grandezza, Don Rodrigo arrogante potente di infimo livello.
E questa volta, a teatro, non predomina l’onnipotente provvidenza, entità salvifica per chi se la merita, questa volta i personaggi sono essi stessi creatori del loro destino consapevoli che la morte sarà loro giudice per le azioni compiute in vita.
La tragedia si alleggerisce e dà modo al personaggio di tenere la scena, quella scena che spesso è costretto a lasciare nel testo scritto per far spazio alla volontà dello scrittore.
Tiezzi si prodiga nel rendere vive e calzanti le indimenticabili figure manzoniane, archetipi dell’essere umano combattuto tra il bene e il male; camaleontico costruttore di tipi e capace di annullarsi per dar anima a personaggi ormai segnati dalla patina letteraria.
Voto: 10/10